
“Zona Franca” esplora in modo divertente e profondo il tema della follia e del ruolo dell’amore nelle nostre esistenze 💐
Una produzione Teatro C’art, regia di André Casaca. Abbiamo intervistato Federica Mafucci, alias Franca e attrice protagonista dello spettacolo.
Da dove nasce il personaggio della Franca?
Il personaggio di Franca nasce durante i miei studi all’Atelier teatro Fisico di Philip Radice a Torino. In quel periodo, si parla del 2013, a Torino viveva una donna molto singolare, direi unica, indomabile, straordinaria. Conosciuta un po’ da tutti per il suo gironzolare in giro, soprattutto nel suo quartiere di Borgo Dora dove viveva, ma anche per tutta la città.
Questa signora si era fatta famosa soprattutto per le sue doti di ballerina. Torino si sa è la città degli artisti di strada, quindi tanti musicisti vengono a suonare e lei non appena sentiva la musica si lanciava in balli sfrenati sempre in abbigliamento giaccona, gonna, ciabatte e sciarpona in inverno. Anche Puff Daddy nel 2014 le aveva reso omaggio, ripostando un video in cui lei ballava, definendola “una nonna infinitamente cool” e facendole raggiungere così la fama internazionale.
Sto parlando di Anna Camillini, dai più conosciuta volgarmente come Anna la pazza. Si perché Annina in giovinezza era finita in quei buchi neri di manicomio di una volta. Annina aveva dei comportamenti ritenuti “strani”, “diversi” forse addirittura “deplorevoli”. Annina parlava poco ma sapeva leggere le persone e i suoi occhi erano profondi e vivaci. Le persone come Annina sono un tesoro per tutta la società. Le persone come Annina vanno accolte, accudite, ascoltate e protette. Non recluse, nascoste o demonizzare. Le persone come Annina curano a loro volta. Ci rivelano aspetti misteriosi e imprescindibili dell’animo umano.
«Una società per dirsi civile dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia»Franco Basaglia
Come è stato il percorso di creazione dello spettacolo zona franca?
Il lavoro dell’attore è al centro del processo di creazione dello spettacolo Zona Franca. Con il regista André Casaca abbiamo impostato un lavoro in cui è stato lo stesso personaggio di Franca a venire guidato dal regista durante le improvvisazioni. Franca durante la creazione raccontava in scena fatti, aneddoti e storie personali, prendendo spunto dalla vita, dai gesti, dal carattere di Anna; la ricerca di informazioni sulla vita di Anna è avvenuta tramite interviste realizzate a persone a lei vicine, come lo psichiatra che la seguiva, il vicino di casa e i commercianti del quartiere di Borgo Dora. È stata la stessa urgenza di vivere che aveva Anna ad alimentare il lavoro, cercando di esaltare sia l’aspetto drammatico che il senso di folle libertà che ha pervaso la sua vita.
Cosa accade quando si parte dal corpo dell’attore per costruire una storia?
Quando si parte dal corpo dell’attore per costruire una storia, tutto cambia. In un lavoro di teatro fisico, il corpo diventa protagonista, ogni movimento, anche il più semplice, porta con sé un significato profondo. La gestualità di Franca, per esempio, è legata al suo vissuto emotivo, e anche la sua voce, che a volte nasconde un impaccio, racconta la drammaticità di una vita difficile. C’è anche un altro aspetto, che riguarda la mia formazione: l’identità comica del corpo. Una tecnica teatrale sviluppata da André Casaca, un approccio in cui l’essere comico si identifica con la gestualità quotidiana. Il corpo comunica tantissimo, e in questa pratica teatrale l’attore riesce a scoprire una comicità molto personale, naturale, che viene fuori attraverso il modo in cui si identifica con gli oggetti e con ciò che lo circonda.
Poi, c’è anche un altro modo di costruire storie: non partire da un’idea predefinita, ma lasciare che la storia si costruisca in scena, attraverso le improvvisazioni. Questo processo permette di creare situazioni che nascono spontaneamente, senza che ci siano temi già stabiliti. La scelta registica, quindi, è stata di partire non da un concetto artistico già pronto, ma dall’improvvisazione guidata dal regista. E questo ha fatto sì che i temi emergessero nel corso della creazione, rendendo il processo intero più autentico e dinamico.
I biglietti (ingresso unico 12 euro) sono già disponibili sul sito www.carichisospesi.com. Tutti gli spettacoli sono riservati ai soci ARCI, sarà possibile tesserarsi in loco la sera dello spettacolo desiderato. La tessera annuale ha un costo di 10€ e permette di accedere a tutti gli eventi del Circolo: teatro, performances, corsi e workshop così come serate musicali, concerti e readings.
La rassegna DRITTI AL CUORE è stata realizzata grazie al contributo del Comune di Padova – Assessorato alla Cultura.
