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Il mio segreto

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Uno spettacolo di teatro integrato realizzato dalla Cooperativa Vite Vere Down DADI in
collaborazione con l’Associazione Carichi Sospesi.

con Michele Baciga, Luca Bicciato, Raffaele Boscolo, Matteo Bovo, Alberto Burattin, Giulia Drago,
Silvia Giraldo, Valentina Lazzareto, Giulia Pertile, Anna Pretolani, Martina Scarmozzino, Davide Trolese
e Silvia Zaramella.

regia di Marco Caldiron

produzione Carichi Sospesi 

Spettacolo vincitore al Festival Internazionale delle Abilità Differenti di Modena nel 2017.

Un lavoro sull’addio definitivo, sul congedarsi, su l’allontanamento. Ma anche un racconto di pezzi di vita, precari, fragili. Tracce lasciate in un percorso antropologico. Così questo spettacolo di teatro integrato segue le orme di Spoon River, soffermandosi sul potere evocativo della parola, trattata come oggetto da ‘raccogliere’ e mostrare che ritrova il suo potere ancestrale. Racconteremo pezzi di vita lontana, addii e immagini di un mondo che va scomparendo.

Note di regia

Per noi che viviamo ai margini dell’impero, in una infinita Provincia, lontani dai centri di potere, temprati dai giorni nebbiosi e da grigi inverni, per noi Venezia è lontana quasi come l’america.
Lei, Desdemona, figlia della provincia, vissuta lontano dai clamori dell’impero, mai andata ad un prima teatrale è stata affascinata dalle parole e dai racconti del Moro, titolare della Otello srl, uomo di confine, vissuto in centro dove ha visto le luci della grande città e conosciuto i lussi di una vita agiata. L’altro è Iago, uomo di fiducia, con ambizione di divenire il suo braccio destro, il suo amministratore delegato, deluso e incattivito dal non essere lui il prescelto: Otello ha deciso che il suo luogotenente sarà Cassio.
Tra queste trame si intrecciano anche passioni e gelosie: Desdemona è desiderata da Iago e Iago è convinto che Otello sia stato l’amante della moglie.

Otello è innamorato di Desdemona, Desdemona è innamorata di Otello, ma questo non basta.

Il progetto dello spettacolo prende spunto da queste suggestioni che ci hanno portato a scegliere di immaginare di rappresentare l’intera storia nell’arco del giorno del loro matrimonio.
La narrazione comincia subito dopo la cerimonia nuziale, all’inizio dei festeggiamenti, e termina prima che sia consumata la prima notte di nozze: tutto avviene nell’arco di 12 ore.
Lo spazio agito sarà caratterizzato da elementi scenografici tipici di una festa di paese, come festoni colorati, lampadine appese, luminarie di paese e tavolate imbandite.
La provincia è la nostra Cipro, un mondo piccolo, angusto in cui i rapporti, le dinamiche e le vicende sono permeabili e diventando indiscrezioni malevole: tutto va in pasto a tutti. In queste maglie Iago si muove agilmente tessendo trame che divengo cappi e sentenze di morte.

Il testo guida è, e rimane, l’Otello di Shakespeare ma in questa visione, caliginosa c’è spazio per innestare altre drammaturgie, talvolta teatrali (Pinter, Mamet, Greig), altre volte tratte da testi di canzoni (Ciampi, Led Zeppelin, Bersani, Dalida) o di poesie. Una amalgama che ci permette di indagare attitudini sotterranee dei personaggi, nuove interpretazioni non lineari, sentimenti inconfessati.
In scena solo Iago, Otello e Desdemona, tutti gli altri sono evocati ma non rappresentati.
Questi personaggi restituiscono il dramma in un’accezione molto viscerale che fa del corpo lo strumento privilegiato (a volte ancor più della parola), in un alternanza tra rappresentazioni iconografiche, che fanno riferimento ai quadri di Michael Carson, e momenti di grande dinamismo fisico.