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Gli snicci

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con Renzo Pagliaroto e Marco Tizianel

canzoni Giorgio Gobbo

voci off Marta De Santis e Amir Gharaba

costumi e scene Gina Malaterra

maschere Roberta Bianchini

foto Christian Bertaggia

regia di Marco Caldiron

produzione Carichi Sospesi 2015

Abbiamo incontrato il racconto in rima del dr Seuss e ne siamo stati subito conquistati per la potenza e l’immediatezza del messaggio.

Gli Snicci parlano della diversità, del valore che dobbiamo dare alla differenza, e della necessità di educare i bambini al rispetto reciproco per non cadere nel pericolo della discriminazione. Per raccontare questa storia abbiamo deciso di utilizzare pochissime parole, presenti nello spettacolo in forma di annunci in diverse lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, arabo), privilegiando un linguaggio corporeo, un teatro fisico, che ha la caratteristica di essere immediato, divertente ed efficace.
Lo spettacolo, inoltre, prevede l’utilizzo di elementi di teatro di figura che da sempre conquistano i più piccoli stimolando il loro ricco immaginario fantastico.

Sinossi

In uno strano paese, vivono due strane gialle etnie, gli Snicci che si differenziano fra loro per un piccolo particolare, gli Snicci stellati hanno una piccola stella sulla pancia mentre quelli comuni no. Gli “Stellati” trattano quelli “Comuni” molto male, escludendoli da qualsiasi attività, arrogandosi il diritto di essere superiori in tutto, finché un giorno non arriva uno strano personaggio, Silvestro de Favis Scimmione, che propone ai “Comuni” di applicare una stella anche sulla loro pancia, con una macchina metti-stella di sua invenzione… e per un solo doblone. Gli “Snicci Stellati”, non essendo più diversi e non potendosi più distinguere, vengono convinti ad entrare in un’altra macchina togli-stella che, per solo due dobloni, permetterà di togliere la stella, gli Snicci Stellati diventarono Comuni mentre quelli Comuni diventarono Stellati. Inizia così un continuo via vai che si concluderà con l’esplosione della macchina, con l’arricchimento di Silvestro de Favis ma anche con la consapevolezza che non sono le stelle sulla pancia a renderli migliori o peggiori.